Ero in cantiere a Lecce tre anni fa, dovevo verificare il rifacimento di un muro portante in una casa del centro storico. Il muratore locale mi disse: "Vedi questi blocchi? Sono tagliati come i greci li mettevano due millenni fa". Non era solo nostalgia. Aveva ragione. Le case in pietra del Salento custodiscono una eredita costruttiva greca che non e scomparsa, cambiata solo nelle forme. Come idraulico che ha lavorato sulle tubazioni di decine di case salentine, posso dire che la pietra calcarea locale e ancora il fondamento di tutto. E le proporzioni, gli spazi, i cortili: tutto parla greco.

La pietra calcarea e la scelta dei greci

Il Salento estrae da 2500 anni la stessa pietra calcarea. I Greci che fondarono colonie qui, tra il settimo e il quinto secolo prima di Cristo, non avevano pietra vulcanica come in Toscana. Avevano questa: compatta, chiara, resistente. La sceglievano non per bellezza, ma per durata. Scalpellavano i blocchi con una geometria precisa, senza malta dapprima, poi con malta di calce. Oggi le case rurali del Salento, i masserie e i trulli di pietra, usano ancora quella tecnica di base. La pietra non e intonacata subito. Rimane visibile, come nelle templi greci.

Quando riparo una perdita in una casa salentina, il muro che scavo e ancora pietra calcarea, stratificata in letti orizzontali regolari. Quella regolarita non e casuale. E eredita diretta della opera greca. I blocchi non sono enormi come nel muro delle fortificazioni: sono pezzi medi, di trenta, quaranta chili, che un uomo solo poteva maneggiare. I greci costruivano per durare secoli, non per stupire con gigantismo. Il Salento ha seguito la stessa logica.

La geometria dello spazio aperto

Nelle case costruite tra il settecento e l ottocento nel Salento, il vero centro e il cortile. Non la sala interna. Il cortile e rettangolare, orientato secondo i venti, con un pozzo al centro o un cisterna. Gli spazi si organizzano attorno a questo vuoto. E una idea greca, non romana. I romani amavano l atrio chiuso. I greci concepivano la casa intorno al cortile aperto, l agora privata. Nel Salento le case mantengono questa logica anche quando furono costruite secoli dopo il declino della Magna Grecia.

Ho lavorato a Maglie, paese dell interno salentino, dove una casa del settecento aveva il suo cortile quasi intatto. La scala che saliva ai piani superiori non era interna: era una scala in pietra che portava direttamente al livello superiore dal cortile. Accesso pubblico e privato nello stesso spazio. Era economia costruttiva, certo, ma era anche il modello greco di vivere la casa: non separare troppo l interno dall esterno.

Gli archi e i sostegni

Se guardi le case di pietra del Salento, vedrai archi costruttivi in molti punti. Archi a tutto sesto che sostengono i solai del piano superiore. Non sono decorativi. Sono strutturali. Questo dettaglio costruttivo viene dalla tecnica greca di distribuzione dei carichi. Un arco spinge il peso lateralmente e verso il basso in modo equilibrato. Una soluzione che i greci avevano perfezionato nei loro templi e che gli architetti salentini del medioevo e del rinascimento copiarono, consapevolmente o meno.

In una ristrutturazione a Brindisi, il proprietario voleva togliere un arco perche lo riteneva obsoleto. Ho consigliato di mantenerlo. Fidatevi di un idraulico: quell arco in pietra stava lì da quattrocento anni distribuendo il peso del piano superiore. Non era un elemento estetico rimasto per caso. Era una decisione costruttiva. Toglierlo avrebbe significato aggiungere una trave in acciaio e rompere tre muri. L arco restava.

La malta e la durata

I greci usavano malta di calce, cenere vulcanica se disponibile, sabbia locale. La malta doveva durare per secoli, non essere robusta subito. Nel Salento, fino al novecento, la malta era la stessa: calce viva, sabbia di spiaggia, a volte polvere di laterizio. Questa malta era porosa. Permetteva al muro di respirare. I muri in pietra salentini non soffrono di umidità di risalita come i muri in laterizio quando vengono intonacati con cemento moderno.

Ho visto casamenti dei Anni Sessanta dove qualcuno aveva ricoperto i muri in pietra con intonaco in cemento. Il danno era visibile: muffe, sfaldamenti, bagnature interne. La pietra non respirava piu. Togliere quel cemento e tornare alla malta di calce storica costava cinquanta euro al metro quadro, non poco, ma salvava la struttura. Il dettaglio della malta non e greco per nome, ma e greco per logica costruttiva.

Le proporzioni e i fronti

Osserva il prospetto di una casa salentina del settecento. Le finestre non sono disposte a caso. Seguono una proporzione verticale, rara nelle case medievali. Questo viene dalla architettura greca, che preferiva le proporzioni verticali e le colonne snelle. Quando nel rinascimento gli architetti studiavano il Vitruvio e le proporzioni classiche, il Salento stava ancora costruendo case con quelle stesse regole di proporzione, ereditate dai secoli di costruzione greca sulla costa.

Il problema della conservazione

Qui viene il dubbio pratico. Queste case di pietra del Salento, edificate con tecniche greche tramandate oralmente, oggi si conservano bene. Ma cosa accade quando il proprietario decide di modernizzare. Mette doppi vetri, isola con polistirolo, applica intonaco impermeabile in cemento. Distrugge la logica costruttiva di ventiquinque secoli.

Non e un consiglio da architetto, ma in venticinque anni di mestiere ho visto case costruite bene durare piu a lungo delle "ristrutturazioni rispettose dell ambiente" fatte con i materiali moderni sbagliati. Una casa in pietra calcarea con malta di calce e finestre di legno respirava. Una casa in pietra calcarea coperta di cemento e doppi vetri ermetici soffoca.

Funziona davvero questo rispetto per il passato costruttivo greco. Bah, dipende. Fidatevi di un idraulico: in venticinque anni di lavoro ho visto soluzioni eleganti fallire perche male eseguite e pasticci durare decenni perche realizzati con materiali semplici e robusti. Non e un consiglio da architetto, ma di pratica costruttiva.