Il cortile interno a Genova non è una scelta di stile. È una soluzione di necessità.
Chi entra nel centro storico genovese per la prima volta nota subito una cosa: le case non hanno spazi davanti o dietro. Sono impacchettate. Le vie sono strette, a volte di due metri appena, e gli edifici si toccano quasi da una parte all'altra. Allora come respira una casa così stretta? Attraverso il cortile interno, uno spazio ricavato al centro della costruzione, che divide gli ambienti intorno, fa passare luce e aria, e regola tutto il movimento interno.
La struttura verticale e il problema dello spazio
Genova è una città costruita su lotti lunghi e sottili. I palazzi del centro antico, soprattutto dal quattrocento al seicento, seguono questa logica: occupano una fascia di pochi metri di fronte strada e si sviluppano verso l'interno e verso l'alto. Ho visto progetti di case genovesi di quattro, cinque piani dove il fronte non supera i cinque o sei metri di larghezza.
In questa situazione, le finestre sul lato strada ricevono luce diretta. Ma gli ambienti interni? Completamente bui. Ecco il cortile. È il polmone della casa. Spesso quadrangolare, a volte irregolare, ricavato al primo livello e in alcuni casi che arrivano fino a tre o quattro piani di altezza. Le mura del cortile ospitano finestre, balconate, piccole scale esterne.
Non è raro che i cortili di due case diverse comunicassero attraverso passi carrai o archi, creando una rete di percorsi interni al tessuto urbano. Era una soluzione pratica: se una strada fosse stata impraticabile per fango o piene di mare, ci si spostava attraverso i cortili e gli edifici privati.
Come è organizzato il cortile genovese
Un cortile interno genovese tipico ha un pavimento di ciottoli o mattoni disposti a lisca di pesce. Le mura sono in pietra locale, spesso intonacate con un colore giallo ocra o rosa tenue. Il cortile raccoglie l'acqua piovana, che scorre verso uno scarico centrale o verso angoli con tombini.
Attorno al cortile si dispongono le stanze di servizio: cucine, laboratori, depositi. È lo spazio dove si svolgeva il lavoro domestico e artigianale. Le stanze nobili, con decorazioni e camini, restano sul fronte strada o ai piani superiori con vista sul cortile. Le scale principali nascono dal cortile e salgono lungo i muri, talvolta coperte da balconate in legno che proteggono dalla pioggia chi sale.
I cortili piccoli, di due o tre metri per lato, servono davvero al minimo: una finestra per stanza, un pozzo o una cisterna per l'acqua. I cortili più ampi, di sei, sette metri, permettevano di coltivare un orto, di stendere biancheria, di creare uno spazio semifrancese dove gli abitanti potevano stare all'aperto senza uscire in strada.
Il funzionamento pratico nel tempo
Questi cortili hanno retto per secoli. E ancora reggono. Ho conosciuto case genovesi del cinquecento dove il cortile funziona esattamente come allora: raccoglie acqua piovana, fa illuminare gli ambienti interni, regola la temperatura perché l'aria circola tra le finestre opposte. D'estate, il cortile rimane più fresco della strada perché l'ombra dei muri alti lo protegge dal sole diretto dalle dieci del mattino alle quattro del pomeriggio.
Il problema inizia quando la casa viene restaurata senza capire il sistema. Qualcuno copre il cortile con una vetraia pensando di guadagnare spazio. Il risultato è un ambiente umido, malsano, che non respira più. Oppure sigillano le finestre del cortile per coibentare, e subito dopo compaiono macchie di muffa. Non è un consiglio da architetto: la mia esperienza di idraulico mi dice che un cortile genovese, una volta rotto il sistema di ventilazione e scarico, è un disastro di umidità che costa mille euro al mese di riscaldamento inutile.
Il cortile come patrimonio costruttivo
Il cortile interno genovese non è un'invenzione locale. Si trova a Napoli, a Palermo, in altre città italiane strette. Ma a Genova, dove il centro antico è particolarmente denso, il cortile è diventato quasi l'elemento unificante della struttura. Chi legge una casa genovese medievale la legge attraverso il cortile. Senza cortile, non è una casa genovese vera.
Oggi molte di queste case vengono restaurate. Gli architetti che capiscono il sistema mantengono il cortile funzionale, ripuliscono i drenaggi, sostituiscono solo le finestre rotte, preservano le scale in legno e pietra. Chi non lo capisce, ricava appartamenti interni senza orientamento, installa climatizzatori che consumano energia, e a sei mesi dalla ristrutturazione la gente chiama l'idraulico perché l'umidità ha rovinato gli intonaci nuovo.
Funziona davvero questo sistema? Bah, dipende. Fidatevi di un idraulico: in venticinque anni di lavoro ho visto cortili che drenano perfetto ancora oggi e cortili che, perché uno ha cambiato il pavimento con piastrelle impermeabili e messo finestre sigillate, sono diventati stagni d'acqua sotterranea. La struttura è geniale, ma fragile. Non è un consiglio da architetto. È quello che ho visto.
