Uno studio milanese, angolo di una finestra che dà sulla corte interna. Sul tavolo di legno grezzo, accanto a un computer spento, riposa una macchina da scrivere Olivetti Valentine di color rosso corallo. La donna che la usa ogni mattina per scrivere le prime pagine dei suoi articoli dice che le basta sentire il primo clic della carta che si inserisce per capire che quel momento è solo suo. Non c'è notifica che vibri, nessun algoritmo che la distragga. Solo il suono prevedibile dei tasti che colpiscono la carta, il ritmo costante di chi scrive perché deve scrivere, non perché scrolli. Intorno alla scrivania, sui ripiani, ci sono altre tre macchine da scrivere di epoche diverse: una Lettera 32 del 1963, una Hermes portatile degli anni Settanta, una Underwood nera e pesante del 1920. Non sono collezioni da museo. Sono strumenti usati, con i nastri consumati e le barre a volte sporche d'inchiostro.

Quella che per decenni è stata considerata una reliquia di un'era predigitale è tornata in catalogo di negozi specializzati, sui siti di arredamento contemporaneo, negli uffici di designer e scrittori. Non è nostalgia da cartolina. Il mercato delle macchine da scrivere meccaniche, sia vintage che nuove produzioni, è cresciuto negli ultimi cinque anni in modo misurabile. Negli interni moderni, la macchina da scrivere non finisce più nei ripostigli, ma sulla scrivania vicino al monitor, oppure su un mobile in salotto come oggetto decorativo che funziona davvero. E il rumore che produce, quel suono metallico e ritmico che una generazione aveva velocemente scordato, è diventato parte del fascino. Non è una stranezza di pochi nostalgici. È una tendenza che coinvolge persone che non hanno mai posseduto una macchina da scrivere, che non le hanno mai usate a scuola, ma che oggi le cercano precisamente per il rumore che fanno.

Negli anni Sessanta e Settanta, il clacchettio della Olivetti Lettera 32 era il suono della produttività, della letteratura, degli uffici stampa e delle redazioni. È il suono che accompagna le fotografie dei grandi scrittori del Novecento, da Cormac McCarthy a Bukowski. Con l'arrivo dei computer negli anni Ottanta e la rapida diffusione dei PC negli Novanta, quel rumore è sparito dalle case italiane. Lo ha sostituito il click silenzioso della tastiera in plastica, poi il tocco quasi invisibile dello schermo. Nel frattempo, il design degli interni ha abbandonato gli oggetti funzionali visibili per privilegiare la semplicità minimalista: i cavi nascosti, gli schermi piatti, il wireless, tutto quello che scompare dalla vista. La casa è diventata sempre più silenziosa, con la tecnologia che non si vedeva e non si sentiva. Lo stile scandinavo, dominante negli ultimi quindici anni, ha ulteriormente marginalizzato l'idea stessa di un oggetto ingombrante e rumoroso sulla scrivania. Oggi, quella marginalizzazione si sta invertendo. La ricerca di una manualità perduta, di una lentezza progettuale, di oggetti che si ascoltano oltre che si usano, ha riportato la macchina da scrivere dal garage al tavolo di lavoro.

I dati non sono ancora sistematici come per altri settori dell'arredamento, ma diversi negozi di oggetti vintage italiani riferiscono che le richieste di macchine da scrivere funzionanti sono aumentate del 40-50 per cento tra il 2020 e il 2024. Al contempo, sono tornate in produzione nuove macchine da scrivere, costruite in Paesi europei con componenti moderni ma design fedele ai modelli del Novecento. Una Olivetti nuova, fabbricata con tolleranze contemporanee, costa tra i 300 e i 500 euro. Una vintage funzionante, in buone condizioni, oscilla tra i 150 e i 400 euro a seconda del modello e dell'anno. Il costo è significativo per un oggetto che non fa più parte della dotazione standard di una casa, ma la disponibilità di acquirenti non sembra calare. Gli studi su abitudini di lavoro domestico condotti durante il lockdown hanno mostrato che chi usava una macchina da scrivere per parti del proprio lavoro creativo riferiva una maggiore capacità di concentrazione rispetto a chi usava soltanto device digitali. Il rumore, paradossalmente, aiuta a isolare chi lo produce da tutto il resto. Non è una scoperta scientifica, ma una convergenza di testimonianze ripetute.

Le cose che si dicono ma che non stanno in piedi

Una convinzione diffusa è che la macchina da scrivere sia tornata di moda per pura nostalgia retrò, come una tendenza superficiale destinata a svanire. In realtà, gli acquirenti sono consapevoli che non stanno comprando il passato, ma uno strumento con proprietà specifiche. La capacità di una macchina da scrivere di costringere chi scrive a pensare in tempo reale, senza la possibilità di eliminare facilmente, è una caratteristica progettuale, non un difetto. Un'altra affermazione comune è che una macchina da scrivere occupa troppo spazio in una casa moderna. Gli studi milanesi, romani e torinesi che abbiamo contattato contradddicono questa impressione: gli oggetti compatti come la Valentine o la Hermes occupano meno spazio di una stampante multifunzione, e diversamente da quest'ultima, vengono effettivamente usati e mostrati. Una terza leggenda vuole che mantenere una macchina da scrivere sia complicato e costoso. Cambire un nastro costa pochi euro e richiede trenta secondi. Pulire i caratteri si fa con uno spazzolino e un po' di alcol. Se il rullo di gomma si indurisce, il costo di sostituzione è intorno ai 30-40 euro, una frazione di quello che costa riparare quasi qualsiasi dispositivo elettronico contemporaneo.

Come reintrodurre il rumore nella propria casa

Se la scelta è di aggiungere una macchina da scrivere allo spazio di lavoro domestico, alcuni step pratici riducono gli errori più comuni:

Il desiderio contemporaneo di possedere una macchina da scrivere non è irrazionale nostalgia. È la ricerca concreta di uno strumento che obbliga a un ritmo diverso da quello della scrittura digitale, che produce un'esperienza sensoriale completa, che si vede e si sente. In una casa dove tutto tende a essere silenzioso, immateriale, connesso a qualcosa di invisibile, il rumore della Olivetti diventa un ancoraggio al presente tangibile, al gesto compiuto, alla parola scritta che ha peso fisico sulla carta.