Il terrazzo del condominio di via Garibaldi, a Milano, era pieno di scatole, vecchi mobili e panni stesi in disordine. Nessuno ci saliva da anni. Poi, nel 2022, un gruppo di residenti ha deciso di ripulirlo. Oggi c'è un orto con basilico, prezzemolo, rosmarino. Il giardiniere del gruppo, Marco, 58 anni, coltiva anche pomodori ciliegia in vasi da venti litri. Non è uno spazio privato, ma condiviso. Chiunque nel palazzo può raccogliere una foglia di menta per il tè. Le piante hanno trasformato uno scantinato urbano in un luogo dove i vicini si incontrano.

Quello che accade nei condomini italiani non è un fenomeno isolato. Il terrazzo condominiale, spazio collettivo spesso dimenticato o vietato da regolamenti rigidi, sta vivendo una riscoperta. Le piante giocano un ruolo centrale in questo cambiamento. Si coltivano soprattutto specie da orto: basilico (Ocimum basilicum), pomodori (Solanum lycopersicum), insalate, erbe aromatiche. Ma anche fioriture ornamentali come gerani e petunie trovano spazio. Queste piante non sono scelte a caso. Richiedono poco spazio, tollerano i vasi, crescono velocemente e danno risultati concreti. Un pomodoro maturato sotto il sole del terrazzo ha un sapore diverso da quello del supermercato, e questo conta molto nella decisione di iniziare a coltivare.

La storia del terrazzo urbano è legata all'industrializzazione delle città. Nel dopoguerra, i condomini si moltiplicarono per ospitare i lavoratori che arrivavano dalle campagne. Il terrazzo era previsto dai progetti, ma spesso come spazio tecnico: vi stendevano i panni, vi passavano i tubi. Non era considerato un luogo di vita. Solo chi proveniva dal mondo rurale manteneva il desiderio di coltivare. Le nonne facevano crescere un vaso di pomodori o di basilico, ma poi il costume cambiò. Il terrazzo divenne un deposito, uno spazio invisibile. Negli ultimi dieci anni, il fenomeno è invertito. La pandemia accelerò il processo: con le persone confinate a casa, l'orto terrazzale divenne un rifugio. Ora continua, anche se con ritmi diversi. Non è più una necessità temporanea, ma un'abitudine che cresce lentamente.

Le piante scelte per questi orti hanno caratteristiche precise. Il basilico tolera l'ombra parziale e cresce in due mesi da seme a raccolta. Il prezzemolo (Petroselinum crispum) è ancora più resistente e può durare due anni. I pomodori ciliegia hanno l'vantaggio di maturare in sequenza durante l'estate, garantendo raccolta prolungata. Le erbe aromatiche in generale, da rosmarino a salvia, prosperano in terriccio povero e non richiedono concimazioni frequenti. Anche il peperoncino (Capsicum annuum) è diffuso nei terrazzi condominiali: cresce in vasi e produce per mesi. Le piante ornamentali usate sono per lo più resistenti al caldo: la lantana, i gerani, le verbene. Condizioni ottimali significano sole diretto (almeno sei ore), terriccio drenante, annaffiature regolari in estate senza ristagni d'acqua.

Quello che si racconta sul terrazzo urbano che non è sempre vero

Circola l'idea che il terrazzo sia un luogo con inquinamento dell'aria che rende le verdure coltivate "inquinate" e quindi inutili. Non corrisponde alla realtà. Le piante assorbono polveri sottili e inquinanti tramite le foglie, ma le verdure edibili restano commestibili. Gli studi sulla qualità dell'aria nei centri urbani mostrano che l'inquinamento è presente, certo, ma anche che le piante in vaso hanno una superficie esposta molto minore rispetto alle colture in campo. Inoltre, le verdure si lavano. Chi coltiva sa che un pomodoro che cresce sul terrazzo di Milano è comunque più controllato di una mela importata da chissà dove.

Un secondo mito riguarda i consumi idrici. Si pensa che coltivare in terrazza comporti sprechi d'acqua. In realtà, l'orto in vaso consuma meno acqua di un orto in terra, perché non filtra nel suolo. Qui dipende dalla tecnica di annaffiatura. Chi usa un sistema a gocciolatore o semplicemente annaffia al crepuscolo evita evaporazione e disperde meno. Il balletto tra terrazza e vivaio accade invece per ragioni di moda, non di sostenibilità.

Il terzo mito è che il terrazzo sia freddo o ventoso e quindi le piante non crescano bene. In parte è vero: alcuni terrazzi, esposti a nord o soffiati da venti, sono difficili. Ma la maggior parte dei terrazzi in città gode di sole proteggendo dalle correnti fredde. Se poi il terrazzo è esposto a sud, il caldo è abbondante. Le piante aromatiche anzi prosperano in situazioni di calore e siccità moderata.

Come iniziare e mantenere un orto terrazzale con successo

Quello che sta accadendo nei condomini italiani è un ritorno consapevole. Non è nostalgia rurale, ma pratica urbana. Bambini che non hanno mai visto crescere un pomodoro dalla pianta possono vederlo dal terrazzo. Anziani che avevano abbandonato l'orto per la città trovano spazi per ricominciare. Vicini che non si parlavano condividono il raccolto e le tecniche. Il terrazzo non è più un luogo di servizio, ma di comunità. Le piante sono le scuse per riunirsi, per prendersi cura, per mangiare qualcosa che si conosce davvero. Per questo il terrazzo condominiale, lentamente, da spazio dimenticato sta tornando a vivere.