Una famiglia italiana con due bambini spende tra i 40 e i 50 euro al mese solo per le merende scolastiche. Non è una cifra inventata: basta moltiplicare il costo medio di una merendina confezionata (1,50-2 euro) per cinque giorni di scuola e quaranta settimane di anno scolastico. Il dato emerge dalle abitudini di consumo fotografate da Istat negli ultimi trent'anni. Nel 1995, la merenda dei bambini italiani era semplice: pane tostato con un po' di burro, marmellata, formaggio o un pomodoro da coltello. Costava poco, bastava quello che c'era in casa. Oggi invece le cose sono molto diverse. La credenza diffusa è che i biscotti e le merendine industriali siano pratici e nutrienti. La verità è più complicata: sono comodi per i genitori, certo, ma il portafoglio ne risente e la composizione nutrizionale non sempre è ottimale.

Cosa è cambiato negli ultimi trent'anni? Principalmente tre fattori. Il primo è l'aumento della pubblicità dedicata ai bambini: negli anni Novanta la televisione italiana mandava in onda spot pubblicitari per le merendine, ma non erano così pervasivi. Oggi la comunicazione digitale raggiunge i più piccoli attraverso social network, influencer e piattaforme di streaming. Il secondo fattore è il cambio dello stile di vita familiare: più genitori lavorano fuori casa, meno tempo per preparare merende fatte in casa, più tempo di corsa tra scuola, attività pomeridiane e impegni lavorativi. Il terzo è l'effettiva disponibilità di prodotti confezionati nei supermercati: la varietà si è moltiplicata, i prezzi sono scesi grazie alla grande distribuzione, e i bambini hanno imparato a riconoscere le marche. Secondo i dati della Coldiretti, il consumo di merendine confezionate fra i bambini italiani è aumentato del 35 per cento tra il 2010 e il 2023. Nello stesso periodo, il consumo di frutta fresca è sceso del 18 per cento.

Il vero risparmio non sta nel ritornare al pane e pomodoro ogni giorno, ma nel dosare intelligentemente i prodotti confezionati e tornare a preparare merende in casa con ingredienti semplici. Una famiglia che alterna tre giorni di merenda fatta in casa (frutta, yogurt naturale, pane integrale) a due giorni di merendina confezionata potrebbe ridurre la spesa a 25-30 euro al mese, risparmiando facilmente 15-20 euro mensili, quindi 180-240 euro all'anno. Non è una cifra enorme, ma se si moltiplicano gli effetti su più figli e si sommano ai risparmi in altri capitoli di spesa, il calcolo cambia. Oltre alla questione economica c'è anche quella della salute: una merendina industriale contiene in media 120-180 calorie, il 6-9 per cento del fabbisogno giornaliero di un bambino, spesso con zuccheri semplici superiori ai due cucchiai consigliati. Una merenda preparata a casa con una banana e un bicchiere di latte scremato contiene calorie simili ma con un profilo nutrizionale più bilanciato.

Come risparmiare davvero sulla merenda

Il primo passo è fare la spesa consapevolmente. Aprire una nota nel telefono durante la settimana e annotare quanto si spende effettivamente per le merende attuali. La maggior parte dei genitori non ha idea di quanto costi davvero. Dopo una settimana di tracciamento, sarà più facile accettare l'idea di cambiare abitudini e prepararsi a provare le alternative proposte sopra.

Ma conviene davvero cambiare le abitudini della merenda? Non lo sappiamo con certezza. I conti tornano sulla carta: 180-240 euro all'anno risparmiati sono un dato oggettivo. La realtà però è fatta anche di altro. C'è la comodità di aprire una merendina già porzionata quando il bambino esce da scuola stanco e affamato. C'è il fatto che il bambino abituato ai biscotti Mulino Bianco probabilmente farà un'espressione strana di fronte al pane tostato della nonna. C'è la pressione sociale: gli altri bambini mangiano merendine confezionate, il tuo è diverso. Quello che vediamo è che chi davvero approfitta di questi risparmi è chi li fa con criterio, alternando, non pretendendo un cambio radicale dall'oggi al domani.