di Redazione – 20 maggio 2026
Il sistema previdenziale italiano è strutturato in modo profondamente legato al numero di anni di contributi versati.
Da un lato esistono i lavoratori che hanno iniziato a versare subito dopo il diploma, cioè coloro che possono accumulare quattro decenni abbondanti di contributi entro la sessantina. Dall'altro lato ci sono invece i laureati, spesso entrati nel mondo del lavoro intorno ai 25-27 anni, soggetti a un ritardo strutturale rispetto ai loro coetanei.
A prescindere dal percorso formativo, una cosa resta però costante: per andare in pensione anticipata è quasi sempre necessario raggiungere una soglia contributiva molto alta, cioè:
- un numero minimo di anni di contributi versati;
- e una continuità di carriera difficile da ottenere per chi ha studiato a lungo.
Dal 2026 queste regole cambieranno ancora, con effetti particolarmente pesanti soprattutto per i lavoratori laureati che avevano puntato sul riscatto degli anni di università.
Riscatto della laurea: la formula attuale
Il riscatto della laurea resta uno strumento ancora disponibile nel sistema previdenziale italiano.
Per ottenerlo occorre raggiungere:
- il possesso di un titolo accademico riconosciuto;
- e il pagamento di una somma all'INPS calcolata sui redditi.
Oggi la combinazione valida è:
- anni di durata legale del corso + pagamento del costo di riscatto
Nel 2026 potranno richiederlo i lavoratori che hanno conseguito un diploma di laurea, di laurea magistrale, di specializzazione, di dottorato di ricerca o titoli equipollenti. Fino al 31 dicembre 2025, però, gli anni riscattati valevano integralmente per qualunque tipo di pensione. Ed è proprio questa la prima grande novità: dal 2026, gli anni di università riscattati non valgono più allo stesso modo per tutte le pensioni.
Dal 2026 servirà più di un semplice riscatto
Dal prossimo gennaio 2026 non basteranno più:
- gli anni di laurea riscattati per centrare la pensione anticipata;
- e il pagamento del costo di riscatto previsto dall'INPS.
Servirà infatti:
- che gli anni riscattati siano conteggiati con un valore ridotto ai fini della pensione anticipata ordinaria;
- sempre con il pagamento integrale del costo di riscatto a proprio carico.
L'aumento del peso effettivo richiesto è stato confermato dalla Legge di Bilancio 2026, che ha introdotto una specifica penalizzazione sul valore del riscatto.
E, guardando il quadro generale, chi aveva riscattato la laurea negli anni precedenti può quasi considerarsi fortunato. Perché per chi punta a riscattarla adesso o nei prossimi anni, la situazione sarà ancora più penalizzante.
Nel 2027 scattano ulteriori vincoli
Dal 2027 il riscatto avrà infatti:
- un valore ridotto sia per la pensione anticipata ordinaria sia per i contributivi puri.
Un peggioramento molto più pesante rispetto alle regole valide fino al 2025.
Inizialmente la stretta doveva essere addirittura più radicale, con l'esclusione totale degli anni riscattati dalla pensione anticipata, ma il Governo ha scelto di spalmare la modifica:
- valore parziale dal 2026;
- ulteriori restrizioni dal 2027.
Riscatto agevolato: cambia tutto anche qui
Gli effetti negativi non riguarderanno soltanto il riscatto ordinario della laurea.
Anche il riscatto agevolato (cosiddetto "leggero") subirà lo stesso meccanismo di penalizzazione.
Parliamo della misura destinata ai cosiddetti:
- contributivi puri,
- cioè i lavoratori con anni di studio cadenti nel sistema contributivo (dal 1996 in poi).
Oggi questo riscatto si centra con:
- un costo forfettario per ciascun anno di studio;
- e un risparmio significativo rispetto al riscatto ordinario.
La formula attuale del costo è quindi:
- circa 6.300 euro per anno di studio.
Cosa cambia per il riscatto agevolato
Dal 2026 anche questa misura richiederà:
- una rivalutazione del valore degli anni ai fini della pensione anticipata.
Si passerà quindi a:
- conteggio ridotto degli anni riscattati per la pensione anticipata ordinaria.
Dal 2027, invece:
- serviranno verifiche più stringenti sull'effettiva utilità del riscatto per il raggiungimento dei requisiti.
Restano invece invariati:
- il valore pieno degli anni riscattati ai fini della pensione di vecchiaia;
- e la possibilità di detrarre fiscalmente il 19% della somma versata o di pagarla a rate.
L'ostacolo nascosto: il costo del riscatto
Il riscatto della laurea presenta però anche un altro grande ostacolo strutturale:
- il suo costo complessivo.
Per riscattare gli anni di studio, infatti, il lavoratore deve versare all'INPS una somma che dipende dai suoi redditi attuali. Il costo del riscatto ordinario può arrivare a:
- 15.000-20.000 euro per ogni anno di università.
Una cifra molto elevata che, sommata alla nuova penalizzazione, continua a rendere il riscatto un investimento sempre meno conveniente per chi punta alla pensione anticipata.
Eccezioni e agevolazioni residue
Per i lavoratori più giovani la normativa resta più favorevole. Il riscatto agevolato è accessibile:
- a chi ha anni di studio cadenti nel sistema contributivo;
- oppure ai familiari di soggetti inoccupati che vogliono pagare il riscatto per conto loro.
Uno sconto importante che continua a rendere il riscatto più accessibile per i giovani laureati e per le famiglie che vogliono "regalare" anni di contributi ai propri figli. Resta inoltre confermata la possibilità di pagamento rateale fino a 120 mensilità (10 anni) senza interessi, una facilitazione che permette di diluire l'onere economico nel tempo.
Perché peggiorerà ancora: le proiezioni future
Il problema è che il valore del riscatto della laurea viene rivalutato ogni anno in base ai parametri INPS e alla normativa vigente. E, considerando la direzione presa dalla Manovra 2026, è probabile che le penalizzazioni sui laureati continuino ad aumentare nei prossimi anni.
Fino al 2024 ogni anno riscattato valeva un anno pieno per qualunque tipo di pensione.
Nel 2026 il valore degli anni riscattati ai fini della pensione anticipata è già ridotto.
Nel 2027, secondo le stime attuali, è probabile che vengano introdotte ulteriori restrizioni sulla validità degli anni riscattati.
E questo renderà il riscatto della laurea ancora meno conveniente per moltissimi lavoratori, soprattutto per chi punta a uscire dal lavoro con la pensione anticipata. L'unica strada che continuerà a dare ritorni pieni resterà quella di utilizzare gli anni riscattati per la pensione di vecchiaia, dove il valore degli anni resta integro, oppure per migliorare l'importo finale dell'assegno previdenziale attraverso un calcolo più favorevole.
