Maria, 67 anni, entra ogni giovedì all'ufficio postale del suo paese in Lombardia. Porta con sé il libretto postale, quaderno giallastro consumato dagli anni, e si mette in fila davanti al bancone. Non fa trasferimenti online, non controlla il saldo su un'app, non ha nemmeno uno smartphone moderno. Deposita cinquanta euro, come ha fatto per quarant'anni, osserva la cassiera scrivere la cifra a penna, e se ne torna a casa con la certezza che il denaro sia al sicuro. Maria è una tra milioni di italiani che ancora oggi, nel 2024, considera il libretto postale lo strumento più affidabile dove mettere da parte i soldi.

Quella di Maria non è una storia isolata. Sebbene le banche digitali abbiano moltiplicato i loro servizi, sebbene gli investimenti online si siano democratizzati, il libretto postale continua a rappresentare una scelta consapevole per una larga fetta della popolazione italiana. Non è semplicemente una questione di resistenza al cambiamento, come molti potrebbero pensare. Dietro questa persistenza ci sono ragioni storiche, culturali, e anche pragmatiche che meritano di essere comprese. Perché, alla fine, capire perché si sceglie di mantenere un libretto è capire qualcosa di più profondo sulla mentalità italiana rispetto al denaro e alla fiducia.

Il libretto postale non è nato ieri. Ha origini che risalgono alla fine dell'Ottocento, quando le Poste Italiane iniziarono a offrire un servizio di risparmio a chiunque non avesse accesso al sistema bancario tradizionale. Per decenni, è stato lo strumento principale attraverso il quale gli operai, i contadini, gli impiegati pubblici potevano mettere da parte i risparmi senza affidarsi alle banche private, spesso percepite come istituzioni lontane e poco accessibili. Durante il Novecento, il libretto postale accompagnò l'Italia attraverso la Resistenza, il boom economico, le crisi. Rappresentava stabilità quando il resto della società era instabile. Non era una questione di scelta tecnologica, era una questione di appartenenza sociale. Possedere un libretto postale significava essere una persona ordinata, prudente, consapevole del valore del risparmio.

Oggi quella tradizione pesa ancora, anche se il contesto è completamente mutato. Secondo i dati dell'Istituto Nazionale di Statistica, milioni di libretti rimangono attivi nel nostro paese, con saldi talvolta considerevoli. Le ragioni sono molteplici. Innanzitutto, il libretto postale gode di una percezione di semplicità che gli strumenti bancari moderni, nonostante tutte le loro funzioni, non riescono del tutto a comunicare. Non ci sono commissioni nascoste, non ci sono schermate complicate, non ci sono algoritmi che decidono quando un'operazione è sospetta. C'è solo il libretto, la penna, la cassiera che registra il movimento. Questa trasparenza, anche se arcaica, mantiene un valore psicologico non indifferente. Inoltre, il libretto postale è garantito dallo Stato italiano fino a centomila euro per depositante, una garanzia che le persone avvertono come più solida del tradizionale fondo di garanzia bancario, sebbene legalmente equivalente.

Quello che si dice ma non corrisponde

Molti credono che il libretto postale garantisca una redditività superiore rispetto ai conti correnti ordinari. Non è vero. Il tasso d'interesse offerto dalle Poste è stato storicamente molto modesto, spesso inferiore anche all'inflazione, il che significa che il denaro depositato perde potere d'acquisto nel tempo. Chi tiene denaro nel libretto postale, lo fa raramente per guadagnare interessi, ma per custodire il capitale. Un altro mito riguarda la riservatezza: si suppone che il libretto sia più discreto dal punto di vista fiscale rispetto a un conto corrente. Non è così. Sia il libretto che il conto corrente sono sottoposti a controllo tributario, e le Poste segnalano regolarmente i movimenti sospetti all'Agenzia delle Entrate. La differenza è solo percepita, non reale.

Mantenere un libretto postale oggi è semplice. Basta presentarsi all'ufficio postale con un documento di identità valido. Non è nemmeno necessario avere un lavoro regolare o una storia creditizia perfetta. Si può aggiungere il libretto a una successione familiare, trasmetterlo ai figli, tenerlo come custodia per piccoli risparmi accumulati nel tempo. Se si dispone già di un libretto ereditato da genitori o nonni, trasferirlo a un nuovo intestatario è questione di pochi minuti. Molte persone mantengono il libretto proprio per questa ragione: è uno strumento che conosce, che non richiede aggiornamenti tecnologici continui, che funziona allo stesso modo da decenni. Non è una scelta di primaria importanza se si considera il denaro dal punto di vista puramente finanziario. È una scelta di continuità, di radicamento, di fiducia in qualcosa che ha funzionato.

Quello che rimane evidente è che il libretto postale non rappresenta una soluzione ideale dal punto di vista economico, ma corrisponde a una necessità psicologica e sociale che la modernizzazione finanziaria non ha completamente saturato. Milioni di italiani scelgono di mantenerlo perché fornisce qualcosa che le app bancarie e i portali online non riescono sempre a dare: la sensazione tangibile, visibile, di possedere i propri risparmi. Non è razionalità economica, è razionalità umana.