Non esiste un elenco nazionale di chi non paga la tassa di soggiorno: la legge che l'ha istituita, il decreto legislativo 23 del 2011, lascia a ogni Comune il regolamento, e le esenzioni cambiano da una città all'altra, a volte da un anno all'altro. Chi cerca chi è esente dalla tassa di soggiorno trova quindi categorie che tornano quasi ovunque, ma con soglie diverse: a Roma i bambini non pagano fino a dieci anni, a Milano fino a diciotto. Questo articolo dice quali esenzioni si trovano in quasi tutti i regolamenti, dove cambiano, come si dimostrano e chi risponde se un'esenzione viene applicata male.

Chi è esente dalla tassa di soggiorno quasi ovunque

Le esenzioni che compaiono nella grande maggioranza dei regolamenti comunali, secondo le ricognizioni pubblicate nel 2026 da operatori del settore come Chekin e Checkin Scan, sono cinque: i residenti nel Comune in cui si trova la struttura, i minori sotto una certa età, le persone con disabilità e in molti casi il loro accompagnatore, chi soggiorna per motivi di salute con chi lo assiste, e le forze dell'ordine e le forze armate in servizio. Sono le stesse quasi dappertutto perché il modello di regolamento, nato nel 2011, è stato copiato di Comune in Comune. Chi è esente dalla tassa di soggiorno in questi cinque casi lo è quasi certamente, ma la soglia e i documenti li decide il Comune.

La residenza è l'esenzione più semplice: chi è iscritto all'anagrafe dello stesso Comune non paga, e la dimostra con un documento d'identità, non con una dichiarazione a voce, come precisa il regolamento di Bologna. I minori sono l'esenzione più variabile: Roma esenta fino ai dieci anni secondo la delibera del 2023 in vigore dal primo ottobre di quell'anno, Milano tutti i minorenni, il Comune di Minori in Costiera amalfitana fino ai quattordici dal primo gennaio 2026, San Gimignano fino ai quattordici dal 2025. Chi è esente dalla tassa di soggiorno fra i bambini, quindi, dipende dalla città e va letto prima di partire.

Chi è esente dalla tassa di soggiorno per il numero di notti

Oltre alle categorie di persone esistono i tetti di notti: molti Comuni fanno pagare l'imposta solo per le prime notti consecutive nella stessa struttura e la tolgono dalle successive. Non è una categoria di persone, ma è la forma più diffusa di esenzione dopo quelle anagrafiche, e chi è esente dalla tassa di soggiorno oltre una certa notte lo è per legge locale, non per gentilezza della struttura. A Roma il limite è dieci notti, secondo la delibera del 2023; a Bologna cinque; a Milano, per le strutture senza scopo di lucro, l'esenzione scatta dal quattordicesimo giorno. Chi soggiorna a lungo per lavoro o per studio è quindi esente dalla tassa di soggiorno per la parte del soggiorno oltre il tetto, e questo è il caso che gli ospiti conoscono meno e che vale di più.

Ci sono poi esenzioni locali che non si trovano altrove: gli studenti universitari fuori sede in alcune città universitarie, i volontari della Protezione civile in servizio, gli autisti e gli accompagnatori dei gruppi turistici, in genere uno per pullman, come a Roma. E ci sono esenzioni a tempo: San Gimignano ha azzerato l'imposta per tutti i pernottamenti di gennaio e febbraio 2025 per sostenere la bassa stagione, secondo il regolamento riportato dal Comune. Chi è esente dalla tassa di soggiorno per una di queste ragioni lo scopre solo leggendo il regolamento, che ogni Comune pubblica sul proprio sito nella sezione tributi.

Come si dimostra l'esenzione e chi risponde

Sapere chi è esente dalla tassa di soggiorno non basta se non lo si dimostra. L'esenzione non è automatica: va documentata al momento del check-in con quello che il regolamento chiede, un documento d'identità per la residenza, un certificato o un'autocertificazione per la disabilità o per le cure, un modulo di autocertificazione per le altre categorie, come prevede per esempio il Comune di Milano, che mette il modulo fra gli allegati della pagina sull'imposta. Chi non presenta il documento paga, anche se avrebbe diritto a non pagare, e la restituzione dopo è a discrezione del Comune.

A rispondere è il gestore della struttura, non l'ospite. Dal decreto legge 34 del 2020 il gestore è responsabile d'imposta e deve versare al Comune anche quello che non ha incassato, con diritto di rivalsa sull'ospite; le Sezioni unite della Cassazione lo hanno confermato con l'ordinanza 1527 del 2026, come riportato da Chekin a luglio 2026. Per questo un albergatore che applica un'esenzione che il regolamento non prevede paga di tasca sua, ed è la ragione per cui alla reception chiedono i documenti anche a chi sembra avere diritto.

Quanto vale, e perché i Comuni la difendono

La tassa di soggiorno vale per i Comuni italiani più di un miliardo di euro l'anno: il gettito è passato da 628 milioni nel 2022 a oltre 1,2 miliardi previsti per il 2026, secondo l'Osservatorio JFC ripreso dal Sole 24 Ore, e per i Comuni entro trenta chilometri dalle sedi olimpiche di Milano-Cortina il decreto Anticipi ha permesso di alzarla fino a cinque euro a notte. Con cifre così, i Comuni tendono a restringere le esenzioni piuttosto che ad allargarle, e chi è esente dalla tassa di soggiorno oggi lo è in base a un regolamento che può essere riscritto ogni anno con una delibera di giunta, e una categoria esente un anno può non esserlo l'anno dopo.

Il regolamento, prima di partire

Residenti, minori, disabili con accompagnatore, malati con chi li assiste, forze dell'ordine in servizio e chi supera il tetto di notti: chi è esente dalla tassa di soggiorno sta quasi sempre in questo elenco, ma la soglia dei minori e il numero delle notti li scrive il Comune, e la prova si porta con sé. La pagina tributi del Comune di destinazione, letta prima di prenotare, vale più di qualunque guida.