La TARI non ha una scadenza nazionale: ogni Comune decide le proprie date, e la sola regola che vale ovunque è che la tassa va saldata per intero entro la fine dell'anno a cui si riferisce, in almeno due rate. Chi cerca quando si paga la tari trova quindi risposte diverse da una città all'altra, e nel 2026 anche più tardi del solito, perché il termine per approvare le tariffe è slittato. Questo articolo dice che cosa fissa la legge, che cosa decidono i Comuni, come sono le date nelle grandi città quest'anno e che cosa fare se l'avviso non è arrivato.

Quando si paga la tari: quello che fissa la legge

La norma nazionale, come riassunto da Sky TG24 ad aprile 2026 sulla base delle regole in vigore, impone tre cose ai Comuni: il pagamento deve essere sempre possibile a rate, le scadenze devono essere almeno due nell'anno, e l'ultima rata deve cadere dopo il 30 novembre o comunque dopo la pubblicazione delle nuove tariffe. Tutto il resto, quante rate, in quali mesi, con quale acconto, lo decide il Comune con una delibera. Per questo quando si paga la tari dipende dall'indirizzo, e la fonte giusta è sempre l'avviso o il sito del proprio Comune.

Dal 2026 c'è una novità che sposta tutto in avanti: i Comuni hanno tempo fino al 31 luglio, e non più fino al 30 aprile, per approvare tariffe e regolamento, secondo la nuova scadenza strutturale riportata da Money.it e da Sky TG24. In pratica quando si paga la tari nel 2026 è spesso più tardi del solito: molti Comuni non conoscono le tariffe dell'anno quando emettono le prime rate, e mandano acconti calcolati sulle tariffe dell'anno prima, con un conguaglio in fondo all'anno.

Quando si paga la tari nelle grandi città nel 2026

A Milano, secondo le informazioni del Comune, gli avvisi sono due: un acconto emesso fra fine maggio e fine giugno con scadenza il 10 luglio 2026, calcolato sul 60 per cento delle tariffe 2025, e un saldo emesso fra fine ottobre e novembre con scadenza a dicembre 2026, calcolato sulle tariffe approvate per l'anno. Chi non paga l'acconto versa tutto con il saldo. A Torino, secondo il comunicato del Comune di febbraio 2026, le utenze domestiche hanno quattro rate di acconto, il 30 maggio, il 30 giugno, il 30 luglio e il 30 settembre, e un saldo il 16 dicembre 2026, con l'acconto sul 55 per cento delle tariffe 2025 e la possibilità di pagare l'acconto in una volta entro fine giugno; per negozi e imprese le rate sono sette, con la prima il 30 marzo. Quando si paga la tari a Torino, quindi, dipende anche dal tipo di utenza, e i due calendari non coincidono.

A Roma, secondo la ricostruzione di Sky TG24 di giugno 2026, la TARI è divisa in quattro rate di acconto sulle tariffe dell'anno precedente, con la prima fissata per il solo 2026 al 31 marzo e la seconda al 31 maggio. In molti Comuni piccoli e medi la prima scadenza è il 16 giugno, in altri aprile, e non esiste un elenco nazionale che le raccolga. Quando si paga la tari nella propria città, quindi, si legge sull'avviso o sulla pagina tributi del Comune, e se il Comune ha scelto la domiciliazione l'addebito arriva alle date delle rate senza fare nulla.

Chi la paga, e su che cosa

Prima di quando si paga la tari viene chi la paga. La TARI è dovuta da chi occupa o detiene a qualunque titolo locali o aree scoperte che possono produrre rifiuti, secondo la definizione ripresa da Adnkronos a luglio 2026: paga l'inquilino se la casa è affittata per più di sei mesi, il proprietario se è vuota ma arredata e con le utenze attive. L'importo si calcola sulla superficie dell'immobile e sul numero degli occupanti, e per gli immobili accatastati il Comune può considerare come superficie l'80 per cento di quella catastale. Chi vive da solo paga meno di una famiglia di quattro persone nella stessa metratura, e le riduzioni per le case usate pochi mesi l'anno, per il compostaggio domestico o per la distanza dai cassonetti le fissa il regolamento comunale, di solito con una domanda da presentare entro l'anno. Dal 2026 le tariffe seguono il nuovo metodo dell'Autorità per l'energia, chiamato MTR-3, valido per il periodo 2026-2029, e per questo in diversi Comuni i saldi di fine anno possono essere più alti degli acconti.

Se l'avviso non arriva

L'avviso è lo strumento con cui il Comune dice quando si paga la tari, e senza avviso molti pensano di non dovere nulla. L'avviso di pagamento, in genere un bollettino PagoPA, viene spedito dal Comune o dal gestore della riscossione all'indirizzo dell'immobile o alla residenza; se non arriva, la tassa è dovuta lo stesso e la scadenza non si sposta. Il Comune di Milano lo mette a disposizione nel Fascicolo del cittadino, Torino attraverso Soris e in via sperimentale sull'app IO, e la maggior parte dei Comuni ha uno sportello tributi che ristampa l'avviso. Chi si è trasferito in una casa nuova deve fare la dichiarazione TARI al Comune entro il termine fissato dal regolamento locale, di solito entro il 30 giugno dell'anno successivo all'inizio dell'occupazione: senza dichiarazione l'avviso non parte, ma il debito si accumula e arriva poi con un accertamento. In caso di ritardo si può pagare con il ravvedimento, con sanzioni ridotte, secondo le regole del proprio Comune.

Il calendario è del Comune

Non c'è una data da segnare per tutti: c'è un calendario per ogni Comune, con almeno due rate, l'ultima dopo fine novembre, e nel 2026 acconti sulle tariffe vecchie e conguaglio a dicembre. Quando si paga la tari lo dice l'avviso che arriva a casa, e se non arriva lo dice la pagina tributi del Comune, che è la sola fonte che vale. Chi lascia scadere la rata trova altrove che cosa succede se la tari non viene pagata.