Un tempo ogni paese aveva almeno un calzolaio. Non era solo chi riparava scarpe rotte: era il custode di una promessa silenziosa. Riusciva a trasformare un tacco consumato in un passo nuovo, una suola strappata in un'altra possibilità di strada. Oggi la credenza più diffusa è che le scarpe si buttano. Che conviene comprarne di nuove ogni stagione piuttosto che spendere quindici euro per far sistemare un paio. Non è così in tutti i paesi, però. In alcuni angoli della provincia veneta, lombarda, toscana, ancora ci sono artigiani che tengono banco ogni mattina. Continuano a rispondere al telefono di gente che chiede "ma quanto costa far suolare una scarpa?".

Non esistono numeri ufficiali sui calzolai rimasti in Italia, ma l'Associazione Calzolai Italiani stima meno di tremila laboratori in attività su tutto il territorio nazionale. Vent'anni fa erano il doppio. La maggior parte ha più di sessanta anni. Alcuni hanno ereditato il mestiere da padre a figlio. Altri lo hanno imparato in apprendistato negli anni Sessanta e non hanno mai voluto fare altro. Lavorano soprattutto nei comuni sotto i diecimila abitanti, dove ancora qualcuno bussapalla porta chiedendo una riparazione urgente. Il periodo migliore per visitare una calzoleria è l'inizio dell'autunno, quando cominciano i guai con le scarpe estive e si scopre che quella suola piena di crepe non è più affidabile.

Entrare in una calzoleria significa attraversare una soglia temporale. Sul banco c'è un ammasso di scarpe in attesa: decollete scamosciate, stivaletti di pelle consumata, sneaker con il tacco storto, infradici da lavoro. Ogni paio ha allegata un'etichetta numerata e il nome di chi l'ha consegnato. Appesi alla parete ci sono gli attrezzi della mestiere: i coltelli per sfogliare la suola, gli uncini per sollevare il tacco, i martelloni per assestare la forma. Nel retro, il calzolaio lavora con una concentrazione che non viene insegnata a scuola. Prende una suola consumata, la misura, la ritaglia dal cuoio nuovo, la incolla, la chioda o la cuce. Poi mette il tutto sotto la pressa meccanica. Dopo qualche minuto, una scarpa che sembrava finita torna a vivere. Non è più nuova, è vero. Ma cammina ancora.

Come trovare e visitare una calzoleria del paese

Perché questo mestiere resiste? Mah, dipende dal vostro passo. Abbiamo visitato laboratori di calzolai in paese da Brescia a Modena, da Udine al Veneto centrale. Non erano posti turistici. Erano posti dove la gente entrava di fretta e il calzolaio sapeva già cosa fare perché riparava le scarpe degli stessi clienti da trent'anni. Quello che colpisce è la semplicità della transazione. Non ci sono app, non ci sono consegne a domicilio. Porti le scarpe, lasci il numero, torni quando ti dicono. E quando torni, camminano di nuovo. Abbiamo parlato con un calzolaio di Verona che lavora così dal 1978. Non ha mai aperto un secondo laboratorio, non ha mai voluto. Dice che ogni scarpa ha una storia, e riparare una scarpa significa riconoscere quella storia. Che sia strana come ragione per resistere in un mestiere, ma è l'unica che ha davvero senso.

Se siete in provincia italiana e vedete ancora una calzoleria aperta nel pomeriggio, entrateci. Guardate come il calzolaio tiene in mano una scarpa vecchia e la trasforma. È il contrario di quello che il mondo vi racconta ogni giorno. Non è obsolescenza, è durabilità. Non è consumo, è riuso. Non è fast fashion, è lentezza consapevole. Vale davvero la pena? Mah, dipende dal vostro passo. Abbiamo camminato lungo questi sentieri tante volte, e ogni volta scoprivavamo che qualche calzoleria in più aveva chiuso. E ogni volta qualcuna resisteva ancora. Provate, e ditecelo voi.