Indice dei contenuti
- In viaggio verso Gandria
- Una particolarità tutta gandriese
- Cosa vedere a Gandria
In viaggio verso Gandria
Il viaggio di oggi ci porta alla scoperta di un piccolo borgo della Svizzera italiana. Si tratta di Gandria, una frazione di poco più di 200 abitanti del comune di Lugano, nel Canton Ticino: ci troviamo nel distretto di Lugano, a pochissimi chilometri dall'Italia, adagiata sulle pendici del Monte Brè e a picco sulle acque del lago Ceresio. Il nome di questa località deriva con tutta probabilità dal termine celtico gand, che indica una "pietra" o "roccia", in riferimento alla posizione del villaggio incastonato a ridosso della parete montuosa che scende direttamente nel lago.
Il legame con il Bel Paese è evidente: la vicinanza con l'anima e la cultura italiana, pur trovandoci in Svizzera, rendono Gandria una piccola realtà della nostra Penisola trapiantata oltre confine. Siamo formalmente in territorio elvetico ma qui tutti parlano italiano, lavorano in italiano, vivono all'italiana, considerando il confine condiviso con i comuni lombardi di Valsolda e Alta Valle Intelvi, in provincia di Como, che si trovano letteralmente sull'altra sponda del lago, a poche decine di metri di distanza. Si cucina con i prodotti dei contadini locali, si chiacchiera nel dialetto luganese, si raggiunge il villaggio in battello come si è sempre fatto, perché nel nucleo storico le auto non possono entrare. Una porzione di Lombardia storica che il confine politico ha lasciato dall'altra parte della frontiera, senza separarne mai del tutto l'identità.
Una particolarità tutta gandriese
Una delle caratteristiche 'speciali' di Gandria è legata al suo territorio e, in particolare, alla tradizione degli scalpellini gandriesi. Si tratta di un mestiere pregiato e conosciuto in tutta Europa, che rappresenta una lavorazione artigianale tramandata fin dal Medioevo ed è considerato di altissima qualità. Già nel XII secolo i gandriesi vennero ingaggiati nella costruzione del Duomo di Trento, lavori diretti dal maestro Adamo da Arogno, e nei secoli successivi le famiglie di artisti del borgo — i Buzzi, i Rabaglio — esportarono il loro talento fino in Spagna, progettando il palazzo reale dei Borboni a Segovia, e decorando palazzi e chiese in tutta la Lombardia. Un sapere "old style" tramandato di padre in figlio, che ha lasciato la sua firma in centinaia di edifici sacri e nobiliari sparsi tra Lombardia, Trentino e oltre.
Tra le esperienze da non perdere nei dintorni di Gandria c'è infatti la visita alle Cantine di Gandria, un antico complesso di cellule naturali ricavate nella roccia sulla sponda opposta del lago, citato come ambiente tipico della comunità rurale già nei documenti del Seicento e, oggi, ancora visitabile. Le Cantine sono raggiungibili in battello o lungo il sentiero che parte da Caprino: grazie a un complesso sistema di sfiatatoi, mantengono la stessa temperatura sia d'inverno che d'estate, ed erano usate dagli abitanti del borgo per conservare vino, salumi e formaggi a una temperatura costante di circa 8-10 gradi tutto l'anno. Quasi abbandonate dopo il dopoguerra, oggi le Cantine rappresentano una tappa fissa per i visitatori e, in particolare, per famiglie, gastronomi e amanti delle tradizioni locali. Un'opportunità unica per osservare con i propri occhi una testimonianza del passato e di un mestiere, quello del cantiniere di lago, ormai sconosciuto. Nei due grotti rimasti aperti — il Grotto Teresa e il Grotto Descanso — si possono ancora assaggiare i piatti della cucina ticinese tradizionale, dai salumi nostrani al pesce di lago, accompagnati dai vini Merlot della regione.
Cosa vedere a Gandria
Gandria vanta una ricca storia religiosa e artigiana che ha portato nel territorio di questo piccolo borgo della Svizzera italiana testimonianze importantissime dal punto di vista architettonico. Ne è un esempio la chiesa di San Vigilio, costruita nel XIII secolo su impianto gotico-romanico ed elevata a parrocchia nel 1463, dedicata al vescovo di Trento per devozione degli scalpellini gandriesi che parteciparono alla costruzione del Duomo trentino. Il campanile è ancora quello romanico originale, mentre la facciata neoclassica fu realizzata nel 1873 in pietra di Saltrio su disegno di Francesco Banchini, con le statue di Girolamo Buzzi. Ma anche l'Oratorio di San Rocco, citato nei documenti ufficiali già nel XVII secolo ed eretto nel 1645 accanto al cimitero, e il celebre Sasso della Predescia, un masso coppellare di epoca neolitica posato lungo un sentiero montano, contribuiscono a fare di Gandria uno dei borghi più ricchi della regione del Luganese dal punto di vista patrimoniale.
Tra i luoghi da non perdere nei dintorni di Gandria, che raccontano la bellissima storia di questi territori, trova spazio il Museo doganale svizzero, ospitato in un'antica caserma delle guardie di confine situata proprio sulla sponda opposta del lago, di fronte al borgo e a pochi metri dal confine italiano. Un luogo che racchiude le particolarità del territorio attraverso ricostruzioni d'ambiente, fotografie storiche, oggetti originali del contrabbando, esposizioni multimediali e racconti che riproducono la vita delle guardie di confine, le storie dei contrabbandieri di sale, caffè, sigarette e tabacco e i flussi di profughi che durante la seconda guerra mondiale attraversarono il confine in cerca di rifugio, per un'offerta arricchita anche dal collegamento con i grotti delle Cantine e dalle visite guidate dedicate a gruppi e singoli viaggiatori. Il museo, fondato nel 1949 nell'edificio che dal 1857 al 1920 fu posto di guardia di confine, è oggi gestito dall'Ufficio federale della dogana svizzera in collaborazione con il Museo Nazionale Svizzero.
L'ingresso al Museo doganale svizzero, aperto da aprile a ottobre dal martedì alla domenica con orario 12:00-17:00 (lunedì chiuso), è completamente gratuito per tutti i visitatori. Il museo è raggiungibile solo via lago, in battello dalla fermata di Lugano-Centrale fino alle fermate "Museo Doganale" o "Cantine di Gandria", con un viaggio di circa 25 minuti che è già parte dell'esperienza. Un luogo che riassume la storia del territorio attraverso le sue testimonianze più belle, in un piccolo angolo di italianità fuori dall'Italia che vale davvero il viaggio.
