In una sera di novembre, dentro il Teatro Regio di Parma, un soprano canta Verdi mentre in una piccola trattoria a due isolati di distanza, un macellaio affetta il prosciutto di Parma con la stessa precisione e delicatezza di un violinista che pizzica le corde. Non è una coincidenza. Parma è una di quelle rare città dove due forme di eccellenza vivono non solo nello stesso territorio, ma nella stessa aria respirata dalle persone. Quando entri in questa città dell'Emilia-Romagna, non puoi separare il suono dalle fragranze, la musica dalle materie prime. Sono la stessa cosa.

Parma racconta se stessa attraverso due narratori: Giuseppe Verdi e il prosciutto crudo. Mentre altre città celebrano un elemento della loro identità, Parma ha avuto l'audacia di coltivarne due con la stessa fierezza. Il Teatro Regio, inaugurato nel 1829, rimane uno dei templi più importanti della lirica europea. Il Ducato di Parma ha sempre considerato la musica e le arti come segni di prestigio e potenza. Parallelamente, le colline intorno alla città, con il loro microclima specifico, generavano un prodotto che divenne sinonimo di qualità mondiale: il prosciutto. Due eccellenze che, nel corso dei secoli, hanno plasmato il carattere della città, la mentalità dei suoi abitanti, persino il modo in cui i parmigiani raccontano se stessi al mondo.

La storia di Parma come capitale musicale inizia molto prima di Verdi. Già nel XVI secolo, il Ducato di Parma era un centro di straordinaria vivacità culturale. Il Teatro Farnese, costruito nel 1618, fu uno dei più grandi del suo tempo e ospitava produzioni di altissimo livello. Quando nasce Verdi nel 1813 a Roncole, piccolo villaggio vicino a Parma, la città è già consapevole della sua vocazione lirica. Il compositore non fa che confermare e amplificare questa tradizione: le sue prime opere vengono rappresentate al Teatro Regio negli anni Quaranta dell'Ottocento, e da quel momento Parma diventa indissolubilmente legata al nome di Verdi. Oggi, ogni anno, migliaia di appassionati arrivano per la Festa Verdiana, per ascoltare le sue opere nelle sale dove lui stesso ha sentito rappresentare il suo genio.

Il prosciutto, dal canto suo, ha una storia ancora più antica di Verdi. Le testimonianze del suo valore risalgono almeno al Medioevo, ma è soprattutto tra il XVII e il XVIII secolo che la produzione si perfeziona e si istituzionalizza. Nel 1993 ottiene la Denominazione di Origine Controllata. Oggi, la zona di produzione del Prosciutto di Parma copre una delle aree più fertili dell'Italia settentrionale, tra le province di Parma, Reggio Emilia, Modena e Bologna, con circa 10 milioni di prosciutti prodotti ogni anno. La Coldiretti stima che il settore coinvolga oltre 3000 aziende tra allevamenti e caseifici. Il profumo che esce dai negozi di salumeria nel centro storico di Parma non è solo odore di cibo: è storia economica, è lavoro, è tradizione che genera valore.

Quello che nessuno ti dice su Parma

Primo equivoco: molti pensano che il turismo musicale e quello gastronomico a Parma siano due flussi separati. In realtà, è impossibile separarli per il semplice motivo che i parmigiani non li separano. Non esiste una divisione tra "i cultori di musica" e "i buongustai". La stessa persona che entra al Teatro Regio dopo cena ha appena mangiato del prosciutto a casa o al ristorante, e probabilmente continuerà a pensare a quella mortadella anche durante l'opera. La città non fa turismo su due binari: ne fa uno solo, che incrocia entrambi i mondi. I ristoranti storici di Parma non sono semplici trattorie: molti sono frequentati da musicisti, addetti del teatro, turisti che in realtà stanno già vivendo la totalità dell'esperienza parmigiana.

Secondo equivoco: che Parma sia una città piccolina, quasi provinciale, superata dai grandi centri. I numeri dicono il contrario. Il Teatro Regio ha una capienza di quasi 1400 posti e ospita oltre 80 rappresentazioni ogni stagione lirica. La città attrae circa 400.000 visitatori l'anno, con punte nei periodi verdiani. I musei municipali (Pinacoteca, Museo Bodoniano, Museo del Dipartimento di Arti Visive) registrano decine di migliaia di ingressi annuali. Non è una meta minore: è una città che ha imparato a custodire il suo valore senza necessità di grido pubblicitario. Parma non fa rumore, ma attira chi sa cosa cercare.

Come organizzare la visita

Quando abbandoni Parma, non te la dimentichi subito. Perché hai capito che non era una città che offriva una cosa qui e un'altra lì. Era una città che aveva capito qualcosa di profondo sui tempi umani: che i momenti più perfetti della vita accadono quando sapori, suoni e significati si muovono insieme, nello stesso ritmo.