Quando si parla delle rocche più imprendibili d'Italia, il pensiero corre alle fortezze delle Alpi o ai grandi castelli del Trentino. Eppure una delle più spettacolari e meglio conservate si nasconde nell'entroterra romagnolo, là dove la pianura cede il passo alle prime colline dell'Appennino. È un intero paese costruito sulla cima di un enorme masso di roccia, con pareti a strapiombo su ogni lato e una sola strada, tagliata nella pietra, per salire.
Il suo nome lo sveleremo tra poco. Per ora, seguiamo gli indizi.
Uno sperone di roccia nella Valmarecchia
Per trovarlo bisogna spostarsi nella parte più meridionale dell'Emilia-Romagna, in provincia di Rimini, nella valle del fiume Marecchia. Curiosamente, fino al 2009 questo comune apparteneva alle Marche, in provincia di Pesaro e Urbino: passò all'Emilia-Romagna insieme ad altri sei comuni dell'alta Valmarecchia, in seguito a un referendum del 2006.
Il borgo sorge a circa 600 metri di quota, su una rupe isolata dalle pareti verticali. Dall'alto lo sguardo arriva fino a San Marino e corre lungo tutta la valle: una posizione che per secoli ne fece una fortezza naturale, sacra e inaccessibile.
Una sola porta, una sola strada
Si entra nel paese da un'unica porta, dopo aver percorso la strada scavata nella roccia. È questa conformazione ad aver reso il luogo quasi imprendibile: chi voleva conquistarlo doveva avere coraggio e fortuna. Lo sapeva bene il giovane Federico da Montefeltro che, nel 1441, ne espugnò la rocca con un'arrampicata audace passata alla storia. Sulla punta più alta dello sperone svetta la fortezza, il simbolo del paese.
La fortezza di Francesco di Giorgio Martini
L'aspetto attuale della rocca si deve proprio a Federico da Montefeltro, che a metà del Quattrocento incaricò il grande architetto e ingegnere militare senese Francesco di Giorgio Martini di ridisegnarla per resistere alle nuove armi da fuoco. Ne nacque uno dei capolavori dell'architettura militare rinascimentale italiana, con i torrioni cilindrici e le mura che sembrano un prolungamento naturale della roccia.
A questo punto, chi conosce il Montefeltro avrà già capito. Stiamo parlando di San Leo, in provincia di Rimini.
San Leo, la capitale del Montefeltro
Anticamente il paese si chiamava Montefeltro, dal latino Mons Feretrius, e diede il nome alla celebre casata dei Montefeltro. Le sue origini risalgono all'epoca romana, ma fu sul finire del III secolo che, secondo la tradizione, vi giunsero dalla Dalmazia Leone e il compagno Marino, lo stesso a cui si lega la nascita della vicina Repubblica di San Marino. A Leone, divenuto il santo da cui il borgo prese il nome, si deve la rapida diffusione del cristianesimo nella zona.
Tra il 962 e il 963, durante l'assedio di Ottone I di Sassonia, San Leo arrivò perfino a fregiarsi del titolo di capitale d'Italia, sotto il re Berengario II.
Dante, San Francesco e Cagliostro
Pochi borghi possono vantare ospiti tanto illustri. Dante Alighieri cita espressamente San Leo nella Divina Commedia: nel quarto canto del Purgatorio scrive "Vassi in San Leo e discendesi in Noli…", portandolo a esempio di luogo erto e difficile da raggiungere. La piazza principale del paese è oggi a lui intitolata.
Qui, l'8 maggio 1213, San Francesco d'Assisi ricevette in dono dal conte Orlando di Chiusi il Monte della Verna, dove sorgerà il celebre santuario. E sempre tra queste mura si consumò la fine di uno dei personaggi più enigmatici del Settecento: Giuseppe Balsamo, il Conte di Cagliostro, alchimista, massone e avventuriero, rinchiuso nella fortezza dal 1791 e morto in una sua cella nel 1795.
Cosa vedere nel borgo
Oltre alla fortezza, il centro storico custodisce due gioielli dell'arte romanica: la Pieve di Santa Maria Assunta, il più antico edificio religioso del Montefeltro, e il Duomo dedicato a San Leone, con la sua torre campanaria. Tutt'intorno, palazzi rinascimentali come il Palazzo Mediceo si affacciano su una piazza che sembra ferma nel tempo. Non a caso San Leo fa parte dei Borghi più belli d'Italia ed è insignito della Bandiera Arancione del Touring Club.
A tavola, sapori del Montefeltro
La tavola è quella schietta dell'entroterra romagnolo e del Montefeltro: gli strozzapreti tirati a mano, i salumi e soprattutto il formaggio di fossa, stagionato nelle caratteristiche fosse scavate nel terreno. Sapori semplici e antichi, da accompagnare con i vini delle colline circostanti.
Quando andare
San Leo si lascia visitare in ogni stagione, ma la primavera e l'autunno regalano il clima migliore per salire alla rocca e perdersi tra i vicoli senza la calura estiva. Al tramonto, quando la luce accende la pietra della fortezza e la valle si tinge d'oro, si capisce perché questo angolo di Romagna abbia incantato poeti, santi e avventurieri.
Ed è allora che il borgo rivela il suo segreto: non serve il mare per togliere il fiato. A volte bastano un masso di roccia, una fortezza e mille anni di storia.
