Un ragazzo ferrarese di sedici anni esce da scuola alle due del pomeriggio, carica gli sci sul portabagagli della sua bicicletta e pedala verso casa. Non è una scena straordinaria, ma accade quotidianamente a Ferrara: gli adolescenti si muovono in città come se pedalassero dentro un parco, senza casco, senza urgenza, conversando mentre il vento soffia dal Po. Le macchine sono poche, relegate ai margini. La bicicletta è il vero mezzo di trasporto, non un'alternativa ecologica di moda.

Ferrara è una città estense che ha scoperto il segreto della vivibilità urbana quasi per caso. Situata in Emilia Romagna, a nord di Bologna, conta meno di 130.000 abitanti e una struttura stradale che sembra disegnata dalla storia piuttosto che dalla modernità. Il centro storico, racchiuso dentro le mura rinascimentali, è una scacchiera perfetta di via diritte e piazze regolari. Questo reticolo geometrico, ideato da Ercole I d'Este nel quindicesimo secolo, si è rivelato ideale per chi pedala. Non ci sono distrazioni, non ci sono curves a sorpresa. Solo chilometri di piste ciclabili che collegano ogni angolo della città, trasformando la bicicletta da mezzo di trasporto eccezionale a semplice estensione della vita quotidiana.

Il merito non è solo dell'urbanistica rinascimentale, ma di scelte politiche consapevoli prese a partire dagli anni Settanta. Quando altre città italiane iniziavano a costruire tangenziali e parcheggi sotterranei, Ferrara decideva di investire sulla bicicletta. Nel 1980, l'amministrazione comunale lanciò un programma sistematico di creazione di piste ciclabili dedicate. Non era una moda, era una strategia precisa. I sindaci successivi non l'hanno mai abbandonata. Negli anni Novanta e Duemila, mentre il resto d'Italia assisteva all'esplosione del traffico, Ferrara continuava a estendere la rete di piste. Oggi la città dispone di oltre 230 chilometri di percorsi ciclabili, il numero più alto pro-capite d'Italia. Non è uno slogan turistico. È una misura calcolata e verificata.

I numeri dicono che il sessanta per cento degli spostamenti in città avviene in bicicletta. Le scuole si raggiungono in bici, gli uffici si raggiungono in bici, il supermercato si raggiunge in bici. Ferrara è stata riconosciuta dall'Unione Europea come modello di mobilità sostenibile e ha ricevuto il titolo di Bike-Friendly City. Nel 2016, una ricerca dell'università olandese di Delft l'ha inserita tra le dieci città europee più accessibili e vivibili. Il centro storico della città, insieme al Palazzo Ducale d'Este, è patrimonio Unesco. I turisti arrivano per vedere l'architettura, ma rimangono affascinati dalla semplicità del movimento urbano.

Quello che nessuno ti dice sulla Ferrara ciclabile

La prima cosa che sfata l'ideologia green del turismo moderno è che Ferrara non è diventata ciclabile per salvare il pianeta. Negli anni Settanta nessuno parlava di anidride carbonica. La bicicletta era scelta per ragioni economiche concrete: era il mezzo più conveniente per una città di provincia che non poteva competere con Milano o Venezia in termini di infrastrutture. La sostenibilità ambientale è stata una conseguenza, non un obiettivo. La bicicletta funziona a Ferrara perché conveniva, e continua a funzionare perché ormai è normato socialmente. Un adulto che arriva in ufficio in bicicletta non è uno stravagante, è semplicemente una persona che si muove come tutti gli altri.

La seconda cosa che fa crollare la narrativa turistica è che Ferrara non è una città bella se la percorri come turista in fretta. Non ci sono salti vertiginosi di emozione, non ci sono monumenti che toglie il fiato. Ha una bellezza piatta, regolare, che si scopre solo stando dentro. La Cattedrale di San Giorgio sulla piazza principale è romanica, sobria. Il Castello d'Este non è enorme come i palazzi francesi. Gli affreschi sono buoni, non eccelsi. La vera bellezza di Ferrara è nel silenzio delle via durante il mattino, nel fatto che puoi pedalare per quaranta minuti senza incrociare un'automobile, nel modo in cui il sole cade sulle facciate rinascimentali senza essere bloccato dal traffico.

Come organizzare la visita

Quando tornerai a casa, la cosa che più ricorderai non sarà il Palazzo Ducale, ma il modo in cui una signora anziana ti ha sorpassato in bicicletta tenendo in una mano una baguette e nell'altra il guinzaglio del cane. Non è folclore. È quotidiano.