«Non ci invitiamo l'un l'altro per mangiare e bere semplicemente, ma per mangiare e bere insieme», scriveva Plutarco duemila anni fa. Oggi, mentre consumiamo pasti sempre più frettolosi davanti a uno schermo, quella saggezza antica trova conferme scientifiche straordinarie. Il piacere legato al consumo di cibo insieme induce la secrezione di ossitocina ed endorfine, neurotrasmettitori che promuovono la sensazione di benessere. Nascono, così, buon umore, fiducia e benessere psicologico.

La chimica della convivialità

Le neuroscienze ci rivelano che quando mangiamo, soprattutto cibi che ci piacciono, il nostro cervello aumenta la produzione di endorfine, che rappresentano uno dei fattori biologici che più hanno contribuito a favorire i legami sociali tra i nostri antenati. Non solo, mangiare insieme in gruppo aumenterebbe infatti il rilascio di questo neurotrasmettitore. È come se la natura avesse programmato il nostro cervello per trovare nella condivisione del cibo una medicina naturale.

Consumare cibi che amiamo particolarmente può stimolare la produzione di tutti gli ormoni della felicità, specialmente dopamina ed endorfine. Se poi il pasto è condiviso con qualcuno che amiamo, potremo goderci un extra di ossitocina. Questa «triade della felicità» – serotonina, dopamina e ossitocina – lavora in sinergia per creare quello che i ricercatori chiamano il «cocktail del benessere».

I dati parlano chiaro: mangiare insieme allunga la vita

Le ricerche più recenti sono inequivocabili. Uno studio pubblicato il 1° marzo 2024 nella rivista Family, Systems, and Health rivela prove convincenti sull'importanza della convivialità a tavola. I benefici dei pasti condivisi vanno oltre l'evitare esiti negativi per la salute e meno sintomi depressivi: questa ricerca mostra che i pasti familiari condivisi promuovono felicità ed emozioni positive.

Secondo gli studi analizzati, mangiare in compagnia riduce il rischio di depressione, ansia e gravi condizioni di salute fisica come malattie cardiache, ictus e diabete. Ma c'è di più: chi mangia abitualmente con altre persone conosciute ottiene sempre punteggi superiori nei test sulla soddisfazione di vita, con benefici paragonabili a quelli di un buon reddito.

L'Italia e il segreto della longevità mediterranea

La più alta frequenza di pasti condivisi si registra in Italia, con il 74% degli adulti che riporta sei o più pasti settimanali in compagnia. Non è un caso che il nostro Paese detenga record di longevità: A consolidare le proprietà della dieta mediterranea, che rende le popolazioni mediterranee più longeve, sono diversi fattori legati allo stile di vita. Spicca la tendenza a ritrovarsi spesso insieme per mangiare. Una consuetudine con diverse forme di socialità, fondamentali per l'identità culturale e la continuità delle comunità mediterranee.

La distinzione tra «commensalità» e «convivialità» è cruciale. La commensalità in alcuni casi è formale e può essere l'espressione di una gerarchia e di un obbligo, piuttosto che di un'iniziativa di slancio altruistico in piena reciprocità con il prossimo, come è tipico, invece, della convivialità. Quest'ultima è così importante da essere in grado di promuovere e intensificare alcuni degli effetti positivi di una dieta salutare.

Il paradosso della modernità: più connessi, più soli a tavola

Viviamo un paradosso inquietante. La convivialità si pratica sempre di meno, a causa dei cambiamenti sociali in corso da tempo in tutto il mondo, accentuatisi durante la pandemia. Anche sulle tavole italiane si affacciano ospiti sgraditi: la tecnologia sta modificando le dinamiche. Il 20% degli italiani ha l'abitudine di condividere sui social media le foto del pasto, mentre ben quattro su dieci mangiano con la televisione accesa.

Eppure, come nota un proverbio diffuso in tutta Italia, «a tavola non si invecchia». Consumando i pasti in compagnia di persone care non ci si accorge del trascorrere del tempo, si resta sospesi in una dimensione gioiosa e serena che è benefica sotto molti aspetti.

Riscoprire il senso della tavola

La soluzione non è rimpiangere il passato, ma riscoprire consciamente il valore terapeutico della condivisione. I benefici si possono registrare quando pranzare o cenare insieme è una pratica regolare, non occasionale, e se diventa realmente anche un momento di «incontro». Mangiare insieme è condividere, scambiare opinioni in una circolarità sociale, ritrovarsi per assumere un nutrimento che è sia fisico che emotivo.

Anche il mondo del lavoro sta scoprendo il potere del «social eating». Una ricerca della Cornell University ha monitorato le performance di due gruppi di lavoratori per 15 mesi: il gruppo che viveva il pranzo in modo sociale ha mostrato livelli di efficienza significativamente più alti rispetto a quello che mangiava in solitudine.

In un'epoca che ci vuole sempre di corsa, forse la rivoluzione più radicale è fermarsi. Spegnere i dispositivi, accendere i fornelli, apparecchiare la tavola. Perché mangiare in gruppo affonderebbe le proprie radici addirittura nelle origini della specie umana e sarebbe stato alla base della creazione dei legami sociali. Non stiamo solo nutrendoci: stiamo curando la nostra umanità, un boccone alla volta.