Il sangue non va allo stomaco togliendolo al cervello: il flusso cerebrale è regolato da solo e resta costante anche durante la digestione, e la spiegazione che tutti ripetono, quella del sangue dirottato, non ha uno studio che la sostenga. Chi cerca perché dopo mangiato viene sonno trova quella frase ovunque, ed è sbagliata. Le cause vere sono altre, e sono almeno tre: un gruppo di cellule del cervello che si spegne quando arriva lo zucchero, un calo dell'orologio interno che cade proprio nel primo pomeriggio, e la quantità di quello che si è mangiato. Qui si vedono una per una, con gli studi che le hanno misurate, quanto pesa ciascuna e che cosa si può fare per sentirne di meno.
Perché dopo mangiato viene sonno: le cellule che lo zucchero spegne
Nel cervello esiste un gruppo piccolo di neuroni, nell'ipotalamo, che produce l'orexina, una molecola che tiene svegli: quando lavorano, si è vigili; quando tacciono, arriva il sonno. Nel 2006 Denis Burdakov e colleghi dell'Università di Manchester hanno mostrato su Neuron che questi neuroni si spengono quando il glucosio nel sangue sale, anche di poco, e si riaccendono quando scende. È il meccanismo più diretto di perché dopo mangiato viene sonno: un pasto ricco di carboidrati alza il glucosio, i neuroni dell'orexina rallentano, e la vigilanza cala nel giro di mezz'ora. Lo stesso gruppo ha trovato che le proteine fanno l'opposto, cioè tengono attivi quei neuroni, il che spiega perché un piatto di pasta e un piatto di pesce alla stessa ora non danno lo stesso pomeriggio. Al glucosio si aggiungono gli ormoni dell'intestino, come la colecistochinina, che il corpo rilascia quando arrivano i grassi e che negli studi sugli animali aumenta il sonno. Il meccanismo è dimostrato nei topi e nei ratti; nelle persone è coerente con quello che si osserva, ma non è stato misurato direttamente nel cervello. Questo primo pezzo va tenuto insieme con il secondo, che non c'entra con il cibo.
Perché dopo mangiato viene sonno di più a pranzo che a cena
Il secondo pezzo è l'orologio interno. La vigilanza non è costante nella giornata: ha un picco in tarda mattinata, un calo fra le due e le quattro del pomeriggio e una risalita verso sera. Il calo esiste anche senza pranzo: Timothy Monk, dell'Università di Pittsburgh, lo ha misurato nel 1996 in persone tenute sveglie con orari controllati e ha trovato lo stesso avvallamento pomeridiano indipendentemente dal pasto, chiamandolo post-lunch dip proprio perché coincide con l'ora in cui si è appena mangiato. Il pranzo si somma a un calo che c'era già, e per questo lo stesso pasto alle otto di sera dà meno sonno che all'una. Il terzo pezzo è la quantità. Louise Reyner e colleghi dell'Università di Loughborough hanno pubblicato nel 2012 su Physiology and Behavior una prova al simulatore di guida: dopo un pasto abbondante i conducenti mostravano molti più segni di sonnolenza e più uscite di corsia rispetto a un pasto leggero, nelle stesse ore del pomeriggio. Perché dopo mangiato viene sonno dipende quindi da quanto si mangia almeno quanto da che cosa. Abbiamo raccolto in un altro articolo i cibi e le abitudini che favoriscono il sonno la sera, che è l'uso giusto dello stesso meccanismo. Alle due e non alle nove, in una riga: perché alle due il corpo era già in discesa.
Quello che si dice e non regge
Su perché dopo mangiato viene sonno la prima cosa che si legge è il sangue che va allo stomaco. Il flusso al sistema digerente aumenta davvero, ma il cervello ha una regolazione propria che lo tiene stabile, e nessuno studio ha misurato un calo del flusso cerebrale dopo i pasti in persone sane. La seconda è il triptofano del tacchino: l'aminoacido esiste e serve a produrre la melatonina, ma nel tacchino non ce n'è più che nel pollo o nel formaggio, e per arrivare al cervello in quantità deve essere preso quasi da solo, non dentro un pasto pieno di altre proteine che gli fanno concorrenza. Il sonno dopo il tacchino è il sonno dopo un pasto grande. La terza è la digestione che consuma energia: il costo della digestione, la termogenesi indotta dal cibo, vale intorno al 10 per cento delle calorie del pasto, e non è abbastanza da spiegare la stanchezza. Chi cerca perché dopo mangiato viene sonno e trova queste tre risposte sta leggendo un articolo scritto prima degli studi.
Che cosa cambia il pomeriggio
La cosa che pesa di più è la dimensione del pranzo: metà porzione di carboidrati e una quota di proteine spostano il pasto verso il lato che tiene attivi i neuroni dell'orexina. La seconda è la luce: uscire dieci minuti al sole dopo pranzo agisce sull'orologio interno e attenua il calo pomeridiano, come mostrano gli studi sulla luce e la vigilanza raccolti dal gruppo di Christian Cajochen a Basilea. La terza è il sonno della notte prima: il calo delle due è molto più forte in chi ha dormito poco, perché la pressione del sonno accumulata si scarica proprio lì. Una sonnolenza che arriva dopo ogni pasto, anche piccolo, insieme a sete e stanchezza continua, è un altro discorso, e va detto a un medico. Per il resto, perché dopo mangiato viene sonno ha rimedi che stanno nel piatto e nella finestra.
La cosa da ricordare
Non è il sangue: sono i neuroni della vigilanza che lo zucchero rallenta, un calo dell'orologio che cade alle due e un pasto troppo grande che li somma. Un pranzo più piccolo, con proteine, e dieci minuti di luce dopo sono i tre gesti che gli studi sostengono. Perché dopo mangiato viene sonno, in fondo, è la stessa ragione per cui alla sera si dorme bene: il corpo usa il cibo come segnale di riposo, e a pranzo il segnale arriva nell'ora sbagliata.
